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La pubalgia
venerdě 25 gennaio 2008
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Si tratta di una patologia da sovraccarico funzionale che interessa l'inserzione tendinea distale dei muscoli addominale e/o quella prossimale dei muscoli adduttori sul pube.

 

Tale regione anatomica, molto ristretta, è il punto di confluenza di forze che "tirano" dall'alto, generate dai muscoli retti, obliqui e trasversi dell'addome, e dal basso, provenienti dai muscoli adduttori lunghi e brevi e dai muscoli gracili.

La pubalgia , o sindrome retto-adduttoria, è una patologia piuttosto frequente in alcuni sport (calcio, scherma, pallanuoto, pallamano, salto in alto, ecc) ma abbastanza frequente anche nella danza sportiva soprattutto per quanto riguarda la specialità dei balli standard. Quando la malattia è in fase cronica, l'infiammazione si estende dai tendini alle parti ossee e cartilaginee della sinfesi pubica, provocando "danni" anatomici ben documentabili agli esami radiografici.

 

Le teorie eziopatogenetiche invocano vari fattori, tra i quali:

  • uno squilibrio anatomico del cingolo pelvico (ad esempio obliquità pelviche o ante-retroversione del bacino);
  • uno squilibrio funzionale tra i muscoli addominali e gli adduttori, dovuto ad un eccessiva predominanza degli uni rispetto agli altri (ad esempio postura scorretta durante il ballo, una cattiva esecuzione di alcuni elementi o un eccessivo lavoro con i muscoli adduttori in un periodo di intensificazione degli allenamenti).

 

La sintomatologia dolorosa inizia generalmente in maniera graduale, l'atleta avverte un fastidio a livello della regione pubica, solo dopo le sedute di allenamento più intense.

 

Con il passare del tempo, specie se sottovalutato nelle prime fasi nelle quali spesso risponde bene alla terapia antinfiammatoria, il fastidio diventa dolore e può arrivare ad un tale grado di intensità che l'atleta non è più in grado di compiere i suoi abituali gesti sportivi e lo avverte anche durante alcune azioni della vita quotidiana.

 

Nell'ambito di questa patologia possiamo distinguere una forma nella quale il dolore è prevalentemente localizzato in regione sovrapubica (interessa i muscoli addominali), e forme miste, con dolore in entrambe le regioni.

 

Le indagini strumentali, in particolare la radiografia tradizionale e l'ecografia, sono molto utili per confermare la diagnosi, valutare la gravità e soprattutto per seguire nel tempo l'evoluzione della patologia e svelarne le eventuali complicazioni. Il trattamento è molto delicato.

 

Spesso nelle prime fasi i sintomi sono così sfumati che possono non essere colti dall'atleta o sottovalutati ed è facile che un recupero affrettato possa causarne un aggravamento.

 

La terapia deve comprendere una prima fase volta a ridurre lo stato di infiammazione e quindi la sospensione di tutti i movimenti che causano dolore, applicazione di ghiaccio, fisioterapia (laser, ultrasuoni ed ipertermia), terapia farmacologica, esercizi di stretching dei muscoli e dei tendini coinvolti.

 

Nella fase successiva il trattamento deve essere rivolto al condizionamento fisico e muscolare dell'atleta e quindi con cicli di potenziamento dei muscoli addominali e degli adduttori (prima senza e poi con carico) per correggere un eventuale squilibrio tra i due gruppi muscolari associato ad esercizi di stretching degli addominali e degli adduttori.

Gradualmente quindi avremo una ripresa degli allenamenti con la reintroduzione progressiva nei programmi dei gesti specifici lavorando attentamente con il maestro di danza per correggerne l'esecuzione.

 


 

Dott.ssa Serena Bria

Commissione Medica della Federazione Italiana Danza Sportiva - Ambulatorio e Centro Studi di Medicina dello Sport - Università Cattolica del Sacro Cuore - Policlinico Agostino Gemelli - Roma

 

 
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