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Il presidente federale spiega dettagliatamente la situazione dell'IDC - Italian Dance Council e dei campionati italiani IDC-WDC di Firenze.
IDC - Italian Dance Council. Nonostante l'apertura al dialogo è contro le regole Passato il Natale e iniziato il 2008 mi sono trovato immediatamente ad affrontare un fiume di domande, da parte di atleti e di giudici, in merito alla posizione della Fids nei confronti del "Campionato Italiano Idc".
La domanda che ci è stata rivolta, al presidente MIDAS Roberto Flemack ed a me, è la seguente: "siamo stati contattati dall'IDC per partecipare al campionato italiano. Ci è stato detto che alla riunione dell'Idc tu ti sei dichiarato d'accordo, possiamo partecipare?".
Per potere rispondere compiutamente devo spiegare cosa è avvenuto all'hotel Parco dei Principi di Roma, per l'occasione della presentazione dell'IDC. Di fronte a non più di venti persone, tra venditori di dischi, due coppie di atleti, quattro dirigenti Fids, (Roberto Flemack, Alessandra Valeri, Guillermo Venosa ed io), e qualche altro rappresentante di non so quale associazione, è stata fatta una presentazione surreale del progetto IDC - Italian Dance Council, il membro WDC Italiano che sostituisce il CIDS.
Sette relatori hanno impiegato, più o meno, un quarto d'ora per spiegare un progetto al quale, come dicevano nell'invito, i presenti avrebbero potuto - se ci avessero capito qualcosa - entrare a fare parte. In particolar modo è stato incredibile vedere la "professionale presentazione in power point" (come hanno avuto il coraggio di definirla) di qualche blasonato campione che aveva una sola diapositiva ed ha concluso il suo intervento in pochi secondi dicendo: obiettivo raggiunto! Se non avessi chiarito che per la FIDS il progetto IDC non è minimamente interessante, sarei stato completamente d'accordo con l'ex presidente Fids Franco Querzè che ha detto che non si era capito nulla, che non era stato presentato lo Statuto e che si sentiva preso in giro.
Non ha interesse non perché io sono cattivo, voglio gestire tutto. Ma semplicemente perché oggi come due anni fa è contro le regole. Ho apprezzato semplicemente il fatto di essere stati invitati al posto, come accadeva fino a qualche mese fa, di essere continuamente insultati e dileggiati. Per questo motivo non ho espresso giudizi sul progetto che, se dovessi valutarlo, riterrei risibile nella sostanza quanto nella presentazione fatta.
Di fronte alle garanzie dei "dirigenti" (si possono chiamare dirigenti persone che si sono autoproclamate tali di un progetto in divenire? Boh!) dell'IDC di fare un tavolo per discutere il da farsi strideva il fatto che, seppur presentato in malo modo, in maniera incomprensibile, sia stato spiegato un organigramma, quote da pagare e - udite udite! - la notizia del riconoscimento del ruolo della FIDS, che come ha detto Nicola Iannaco (come poteva non dirlo essendo stato consigliere nazionale) è sopra all'IDC avendo riconoscimenti di Legge che l'IDC non ha. Ma la cosa più violenta è stata l'esclusione dell'ANMB che, proprio per difendere le strampalate tesi della WDC, ha subito una scissione incolmabile e continua con una emoragia di tesserati inesauribile. Quindi, fuori l'ANMB (ridotta a pagare 20.000 Euro, secondo quanto mi ha mostrato un dirigente ANMB in un documento IDC, o 10.000 come hanno pubblicizzato nella presentazione) l'IDC resta ciò che era il CIDI di Caterina Arzenton: un'organizzazione contro le regole italiane con dirigenti autoproclamati e, pertanto, senza il criterio della democraticità tipica delle associazioni operanti nello sport. Ma, come se non bastasse, la dirigente ha ammesso di non sapere nulla di normativa italiana al punto addirittura di definire l'IDC la "nostra azienda". Lapsus freudiano o sostanza? "La costituzione dell'IDC, secondo il volere della WDC, oggi rappresenta la ripresa a tutti gli effetti di un dialogo e di una forte collaborazione con il sistema Ballo in Italia" scrive Caterina Arzenton sul sito ufficiale. Questo sarebbe dialogare? Arrivare con un "pacchetto confezionato" (pure molto approssimativamente) di regole, tariffe da pagare, senza uno Statuto che stabilisca diritti e doveri di chi parteciperà al progetto, sarebbe dialogare? Caterina Arzenton ha lo stesso concetto della democrazia e del dialogo che posso avere io del feather step dello slow foxtrot. Qui il dubbio che Caterina Arzenton abbia in mente nella sostanza di fare un'azienda, di cui Lei ed i suoi amici sono i capi e gli altri i dipendenti, diventa pressante. Ma veniamo alla sostanza. L'IDC ha comunicato di avere organizzato il campionato italiano assoluto IDC-WDC. Noi, come pensavamo due anni fa, siamo convinti che sia contro le regole (che in due anni non sono mutate). Contro tutte le regole che lo Stato, per il tramite del Coni, impone alla Federazione Sportiva Riconosciuta che si chiama FIDS. Differentemente dallo scorso anno, pertanto, istruiremo i ricorsi all'autorità per chiarire (tra qualche anno aihmè) chi ha ragione. Ci vorrà del tempo, ma è bene, a questo punto, che si vada fino in fondo. Noi, per quanto ci riguarda, riteniamo corretto che lo Stato controlli la FIDS sull'utilizzo dei soldi versati dai tesserati, sulla tutela della salute e sulla lotta contro il doping, sull'istituzione del professionismo, sull'applicazione dei codici etici e deontologici. Lo riteniamo giusto perché, rappresentando una molteplicità di persone, la Fids riveste una importante funzione pubblicistica. Per questo motivo riteniamo che le autorità alle quali adiremo non avranno difficoltà ad accertare quanto stiamo dicendo ed il ruolo di ognuno. Dopo la riunione, però, abbiamo formulato una proposta da portare al momenteo del dialogo, se ci sarà!
La nostra proposta di soluzione è la seguente.
Ho detto a Fabio Selmi, il nostro tecnico delegato a trattare con la WDC (vista la richiesta delle poche coppie che erano fuori dal sistema FIDS, di farne parte) che l'unica proposta che posso discutere (in quanto le regole dello Stato e del CONI non sono derogabili nemmeno dal presidente federale), è la seguente:
Quindi, per tornare alla domanda che è stata posta al presidente Roberto Flemack ed a me la risposta è semplice: "stanti le attuali regole della Fids, che recepiscono le norme di Legge e del CONI, non è possibile partecipare a campionati italiani organizzati da autoproclamati dirigenti di una organizzazione che, abbiamo appreso a dicembre, non ha ancora nemmeno uno Statuto e che, comunque, svolge attività contro le norme alle quali, in quanto federazione sportiva, siamo sottoposti".
La partecipazione comporta disconoscere lo Statuto ed i regolamenti federali che sanciscono che solo la Fids organizza i Campionati Italiani. Tali regole sono approvate dal Coni ed hanno valore solo dopo l'approvazione del Comitato Olimpico per cui non possiamo - non ne abbiamo l'autorità - di avvalorare alcuna organizzazione auto proclamata come il CID. Ognuno, nella propria libertà di cittadino italiano, dovrà valutare a quali sanzioni può incorrere partecipando e la convenienza di stare di qua o di là. In questi giorni sono molte le coppie di atleti che avendo partecipato lo scorso anno a Piacenza chiedono di rientrare in Fids. Oggi l'atteggiamento è ancora di apertura. Dopo febbraio, con un giudizio in corso di fronte alle autorità preposte, probabilmente non lo sarà più.
Ferruccio Galvagno Presidente FIDS |
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| Ultimo aggiornamento ( venerd́ 08 febbraio 2008 ) |