L'importanza di una figura di riferimento in ambito sanitario
e quindi del medico dello sport all'interno di ogni ASA
Il Medico Specialista in Medicina dello Sport, riveste non il ruolo generico di medico che opera in un ambiente sportivo, ma di specialista dell' "entità atleta" (intendendo con tale termine chiunque pratichi esercizio fisico, prescindendo dal livello prestativo e dalle ambizioni agonistiche) che in termini fisici, fisiologici, nutrizionali e spesso anche clinici, proprio in relazione alla specifica attività, non può essere assolutamente equiparato all'individuo sano sedentario: così come un bambino non può essere considerato da un punto di vista medico e fisiologico come un "adulto in miniatura", ma un essere con caratteristiche assolutamente peculiari che deve essere assistito, controllato e curato da uno specialista (in questo caso il Pediatra) il praticante attività fisica, nella stessa ottica, non può certo essere equiparato all'individuo sedentario.
E' inoltre fondamentale che un atleta sia a conoscenza del proprio stato clinico, delle sue caratteristiche funzionali e delle sue qualità fisiche, e del differente impegno dei sistemi (cardiocircolatorio, muscoloscheletrico, metabolico) dell'organismo determinato dall'attività stessa.
In che modo il medico dello sport, e la sua presenza all'interno di un ASA (in qualità di "medico sociale"), può aiutare l'atleta a raggiungere i propri obiettivi?
Il primo passo è costituito da una approfondita visita medica con gli opportuni accertamenti strumentali che verifichi non solo l'assenza di controindicazioni alla pratica di attività sportiva agonistica specifica o non agonistica (così come richiesto dalla Legge sulla tutela sanitaria delle attività sportive) ma anche il livello di forma fisica attuale del soggetto, la sua postura, il suo stato nutrizionale e le ambizioni agonistiche o meno dello stesso.
Il ruolo del medico nella assistenza di atleti agonisti si svolge in stretto contatto di collaborazione con l'allenatore (e nel caso di atleti di elite di un intero staff di professionisti che può comprendere il fisioterapista, il metodologo dell'allenamento, lo psicologo, ecc.) e punta attraverso il controllo e la valutazione di tutti i vari parametri fisici, fisiologici e nutrizionali ad ottimizzare i risultati dell'allenamento programmato dal tecnico (maestro di danza nel caso particolare). Disciplina di fondamentale importanza, in quest'ambito, è la "Valutazione Funzionale", una branca della Medicina dello Sport che attraverso i test (cioè prove standardizzate) permette inizialmente di conoscere le caratteristiche di base dell'atleta, il che consente al maestro di elaborare un programma di allenamento individualizzato, e successivamente, attraverso i test di controllo, di verificare e valutare l'entità dei miglioramenti ottenuti e sulla base di questi di modulare il carico di allenamento.
Il coniugare sempre miglioramento della prestazione stato di salute e benessere, a prescindere dal livello dell'atleta, ci conduce poi al ruolo più strettamente clinico del medico dello sport sia in termini preventivi, che terapeutici. E' bene considerare che oltre alle patologie comuni a qualsiasi individuo, la cui gestione è bagaglio professionale di ogni medico, gli sportivi possono andare soggetti a peculiari eventi patologici che possono per certi versi essere considerate delle vere e proprie "malattie professionali". Il riconoscimento, il trattamento, ma, prima di tutto, la prevenzione di tali malattie presuppone una specifica conoscenza non soltanto dell'atleta, ma anche delle singole discipline in termini di gesto tecnico, tipo di impegno muscolo-tendineo e metabolico, consumo calorico e dispendio energetico, caratteristiche delle competizioni, del mezzo tecnico (es. le scarpe), del terreno di gioco (pista da ballo).
Proprio la mancata "visione d'insieme" tra atleta e sport praticato fa si che si verifichino problemi fisici che potrebbero essere evitati preventivamente. Facciamo qualche esempio nell'ambito della danza sportiva:
- il "sovrallenamento" (che non è un generico stato di affaticamento, ma una vera sindrome clinica) che può essere evitato attraverso una modulazione del carico di allenamento dell'atleta sulla base dell'osservazione dei parametri fisiologici ed ematici
- i problemi infiammatori tendinei che nella grande maggioranza dei casi sono da fare risalire a dismetrie degli arti, disassiamenti del bacino, o problemi di appoggio plantare che una volta riconosciuti andrebbero preventivamente corretti mediante uno studio della idonea postura;
- la lombalgia, problema frequentissimo, che, in mancanza di problemi ortopedici conclamati della colonna, è dovuta ad una scarsa tonicità dei muscoli della schiena, sollecitati in molte situazioni della danza, è comunemente conseguenza di un inesistente o scorretto allenamento in palestra;
- la dolorabilità ed i crampi muscolari possono riconoscere la propria origine nella carenza di sali minerali e nella non corretta messa in atto di procedure defatiganti e di recupero.
Qualora poi, nonostante le misure preventive messe in atto, l'atleta dovesse andare incontro ad un infortunio, l'intervento terapeutico sia immediato, sul campo, sia differito nel tempo come trattamento deve essere indirizzato al rispetto delle peculiari caratteristiche ed esigenze dello stesso.
La specifica conoscenza delle singole discipline sportive, delle più frequenti emergenze cliniche e dei più comuni meccanismi ed eventi traumatici delle stesse garantisce in molti casi una diagnosi tempestiva e precisa, e di conseguenza un trattamento immediato di pronto intervento efficace.
Nel caso poi di trattamento successivo all'evento acuto, di affezioni di tipo traumatico muscolare (contratture, stiramenti, strappi), croniche (es.tendiniti), o ,di patologie di altra natura la terapia deve rispondere ad alcuni criteri imprescindibili:
- essere il più mirata e meno invasiva possibile;
- nel caso di atleti agonisti comprendere farmaci che non contengano componenti inseriti tra le sostanze doping (molti farmaci di uso comune come antinfluenzali, prodotti contro le malattie da raffreddamento, antibiotici addizionati ad anestetici locali, antinfiammatori contenenti caffeina, antiasmatici sono vietati o necessitano di specifica certificazione);
- se necessario, deve essere seguita da una riabilitazione specifica che garantisca in tempi rapidi il recupero, non solo clinico ma anche della migliore condizione atletica.
Quando si parla di atleti è bene considerare sempre come la "guarigione clinica", obbiettivo per l'individuo sedentario, non corrisponda necessariamente alla possibilità di ripresa della piena attività fisica che deve essere decisa confrontando i dati clinici e gli esami strumentali con il tipo di sollecitazione che l'attività sportiva determina. La gestione di un atleta infortunato e la ripresa della sua attività è infatti un processo molto delicato che deve necessariamente essere condotto da uno specialista del settore, ovviamente se necessario in collaborazione con altri specialisti (ortopedico, fisiatra, ecc.).
Il fine di questo articolo è quindi quello di far capire l'importanza di una figura di riferimento in ambito sanitario e quindi del medico dello sport, all'interno di ogni ASA.
Dott.ssa Serena Bria
Commissione Medica della Federazione Italiana Danza Sportiva
Ambulatorio e Centro Studi di Medicina dello Sport - Università Cattolica del Sacro Cuore - Policlinico Agostino Gemelli - Roma