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Il presidente FIDS Ferruccio Galvagno risponde ad una lettera aperta ricevuta
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sabato 24 luglio 2010 |
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Lettera aperta al Presidente della FIDS Ferruccio Galvagno.
Riceviamo e pubblichiamo la lettera della professoressa Marcella Costato con la risposta, successiva, del presidente federale Ferruccio Galvagno.
Gent.mo Sig. Presidente Galvagno,
mi chiamo Marcella Costato, sono un'insegnante e, forse, avrà già sentito parlare di me.
Lavoro nelle scuole secondarie e mi occupo, soprattutto, di educare i ragazzi con disabilità.
Insegno da molti anni e per questo motivo, sul blog del ballo, dove scrivo, qualcuno mi chiama amichevolmente: la tardona.
Io non mi offendo, se devo essere sincera, nella mia carriera di educatrice sono stata apostrofata anche in modi più villani. Del resto fa parte del mio lavoro trattare e tollerare personalità di tutti i tipi compreso le persone incivili.
Vede, anch'io appartengo alla grande schiera dei tecnici FIDS e per questo motivo possiamo considerarci colleghi, ma Lei è un Presidente, un capo, mentre io un semplice Tecnico con una breve esperienza da atleta.
Un insegnante quando nella scuola ha bisogno di chiarimenti, suggerimenti, consigli, si rivolge al Preside, così ora io mi rivolgo a Lei come mio diretto superiore.
Le scrivo, invece, per affrontare con lei un problema che mi sta molto a cuore.
La scuola di ballo che frequento, con circa 500 iscritti, perché ballare mi piace, ma proprio tanto, sta attraversando momenti bui.
Gli atleti sono mortificati e i competitori più bravi si stanno lentamente demotivando a causa di ciò che, sembra, avvenire nei palazzetti durante le gare.
Negli ultimi tempi, mi giungono voci che il mondo della Danza Sportiva sta cambiando e purtroppo in peggio.
Si mormora d'imbrogli, bigliettini con i numeri dei vincitori già stabiliti, di giudici di gara che premiano i propri allievi.
Ho saputo di atleti campioni che, in seguito a questi fatti, hanno perso il controllo delle proprie azioni e ottenuto multe ed espulsioni per mesi.
Ho letto di attacchi alla Sua persona e critiche pesanti nei confronti della Federazione.
Le chiedo, per questo, di essere così cortese da spiegare a tutti noi, che amiamo il ballo e per davvero, cosa stia succedendo.
La danza sportiva impone molti sacrifici in chi la pratica, inoltre, i giovani e non più giovani competitori, studenti o lavoratori, impegnano somme considerevoli per affrontare una buona preparazione tecnica seguita da allenamenti e gare.
Come per gli altri sport, alla formazione di un atleta concorrono anche l'impegno e le doti personali, senza le quali nessuno è mai salito su di un podio.
Per questo motivo non tutti gli atleti arrivano ai massimi livelli, ma è bello pensare che siano premiati i più meritevoli. Evito di soffermarmi a elencare le caratteristiche di un campione perché sono sicura che sia Lei che tutti i giudici di gara le conoscano già.
Vede, signor Presidente, so che negli ultimi anni la Federazione e il CONI, hanno investito molto per favorire la Danza Sportiva, attuando parecchie iniziative utili e interessanti.
I tecnici sono stati formati attraverso corsi, meeting e aggiornamenti di vario genere, mentre, gli atleti hanno tratto beneficio da intere giornate di formazione e allenamento: non ultimo il Meeting appena concluso a Rimini.
Sarebbe un peccato che dopo tutti questi sforzi i giovani e i meno giovani competitori, i tecnici e alcuni dirigenti si sentissero delusi e pensassero di non essere più tutelati dalla loro Associazione.
I fatti gravosi avvenuti nei palazzetti, ormai, sono di dominio pubblico e tutti si aspettano che la FIDS prenda dei provvedimenti a tutela dello sport e dei suoi tesserati.
Le dirò che ho chiesto a persone più autorevoli di me, di rivolgerle quest'appello, ma alla fine ho deciso di farlo io stessa.
Per questo Le rinnovo l'appello di intervenire, spiegando e sanando, ove necessario, una situazione che rischia di allontanare molti e forse troppi atleti dalla Danza Sportiva.
Sicura in un suo pronto intervento la ringrazio.
Con la massima stima.
Prof.ssa Marcella Costato
Tessera Tecnico FIDS
Risposta del Presidente Federale Ferruccio Galvagno
Gentile Professoressa Costato,
mi consenta inannzitutto di ringraziarLa per la garbata quanto chiara e ferma lettera di richiesta di chiarimenti che mi ha inviato in forma pubblica, mediante il mezzo della "lettera aperta", al quale non mi sottraggo, nella speranza che la mia risposta possa portare un punto di vista diverso ai moltissimi tesserati della nostra amata federazione.
Cominciando il periodo delle ferie spero che chi avrà la voglia di leggere la Sua lettera e la mia risposta, possa trarre degli spunti di riflessione utili per la formazione di una opinione.
Partendo dall'inizio mi congratulo per il Suo impegno per consentire a ragazze e ragazzi, uomini e donne disabili di potere praticare la nostra meravigliosa disciplina.
Io sono nella danza sportiva dal 1977, da quando avevo otto anni, periodo in cui è avvenuto l'innamoramento per questa disciplina che ho praticato prima da atleta di medio livello (seppur ho vinto campionati italiani), poi da insegnante-amatore, poi da dirigente federale.
Ho fatto tutto il "cursus honorum" tranne che quello del Tecnico, per cui la nostra colleganza resta solo nella passione per la danza sportiva, non anche per il ruolo di tecnico che io non svolgo in quanto non avrei la necessaria preparazione per poterlo fare in maniera adeguata.
Dal 1977 ho sentito parlare di "tempi bui" per la danza sportiva, di un progressivo deterioramento, di un futuro vicino termine per le organizzazioni della danza sportiva, dovuta alla "corruzione" del corpo giudicante.
Da dirigente federale non c'è stato giorno in cui io non abbia avuto la lamentela di qualcuno nel merito del problema etico. Sulla diseducazione creata da risultati non confacenti o non corretti.
Spesso quelli che più si lamentano sono quelli che teorizzano con idee come "giudizi di bilanciamento" l'uso illecito della propria penna quando sono convocati come giudici.
Appena eletto, nel 2001, mi spaventavo appena sentivo qualcuno che imbracciava il "fucile" dell'etica nel descrivere un mondo - quello della danza sportiva - in mano a maneggioni scorretti che sono, al tempo stesso, insostituibili.
Se si potesse mettere un foto finish od un altro mezzo di misurazione della performance a quest'ora lo avremmo già comperato, a qualsiasi prezzo.
Pensavo, tra me e me, "oddio, con tutti i sacrifici che ho fatto per riuscire ad essere eletto presidente va a finire che la FIDS viene distrutta da questa ondata di disonestà dei maestri giudici".
Poi, però, non a sconfessare il problema - per carità - ma perlomento a fugare la mia paura relativa al rischio di distruzione della FIDS appena dopo le mie elezioni (sarei passato alla storia come il presidente che distruggeva quanto fatto con tanta dedizione, amore e capacità dai miei predecessori, un infamia), mi venne in soccorso la statistica.
Nel 2001 eravamo 22.750, l'anno dopo oltre 50.000, nel 2008 oltre 90.000 oggi 108.000.
Lei afferma "gli atleti sono mortificati e i competitori più bravi si stanno lentamente demotivando a causa di ciò che, sembra, avvenire nei palazzetti durante le gare.
Negli ultimi tempi, mi giungono voci che il mondo della Danza Sportiva sta cambiando e purtroppo in peggio.
Si mormora d’imbrogli, bigliettini con i numeri dei vincitori già stabiliti, di giudici di gara che premiano i propri allievi."
Gli atleti sono mortificati perchè? Perchè i giudizi non sono giusti, corretti?
E chi gli ha detto che dovevano essere diversi? Chi gli ha detto quelli giusti?
Il loro ego che fa i capricci?
Oppure non saranno i loro tecnici, (che lo facciano i genitori che spesso non sapevano nemmeno che esistesse la danza sportiva prima che cominciasse il figliolo a praticarla mi pare mediocre quanto naturale) i loro maestri a proiettare i loro giudizi, le loro aspettative sugli atleti che, peraltro, mentre competono non possono contemporaneamente giudicare sè stessi e, peggio ancora, la loro performance comparata a quella dei loro avversari.
Non saranno i loro tecnici che spesso giustificano la loro incapacità a preparare adeguatamente un risultato agonistico di rilievo a buttare la "colpa" sui colleghi giudici disonesti?
Non sarà il classico "arbitro cornuto" portato a valore educativo per assumersi i meriti quando le cose vanno bene e cercare un capro espiatorio quando il risultato non è ciò che ci si aspetta?
Spesso il giudizio dei tecnici subisce l'errore del "post hoc propter hoc" in quanto essendo i giudicati loro allievi, che mettono in pratica ciò che essi insegnano, ed in più pagano le bollette, spesso migliorano il giudizio proprio a causa dello stesso motivo per cui sarebbero inidonei ad elaborarlo.
Troppo spesso sento grandi campioni che dicono "ai miei tempi sì che era difficile".
Oppure ora c'è la politica, ai miei tempi non c'era.
A questi signori consiglierei di leggere "Le Verrine" in cui Cicerone, 70 anni prima della nascita di Cristo, narrava di casi di corruzione del pretore siciliano Gaio Licinio Verre.
Il bene ed il male albergano nell'animo degli uomini sin dal momento della loro creazione.
Spesso i tecnici, anche essi educati solo al movimento del corpo a tempo di musica e non possedendo il patrimonio culturale necessario di pedagogia e di valori per il ruolo che svolgono.
Presi dalla paura che risultati negativi possano fare perdere loro clienti-atleti, quindi introiti, cercano di discolparsi dando la responsabilità ai giudici.
Così facendo descrivono un mondo schifoso, corrotto, caricando negativamente coi propri giudizi alterati i propri allievi ed ottenendo, di conseguenza, come risultato proprio ciò che volevano evitare. O perdono gli allievi che vanno da insegnanti di maggiore successo, più sereni e preparati, meno stressati, o li fanno smettere del tutto, minando alla radice la fiducia nell'organizzazione della disciplina che amavano.
Dichiarare il proprio smarrimento perchè "giungono voci, si mormora" significa, a mio modesto parere, dimostrare una certa fragilità nei propri valori educativi e, peggio ancora, di essere inconsapevoli quanto potenti alimentatori del problema.
Vede, Lei pubblica una lettera in cui dichiara, tutto in formula ipotetica, da verificare, di possibili situazioni di mal funzionamento. Corre il rischio che qualcuno, che borbotta tra sè e sè le stesse cose per giustificare spesso la propria inadeguata preparazione a creare risultati positivi, possa dire "hai visto? Lo scrivono anche sui siti, sui giornali".
Se la sua domanda stata più precisa la risposta lo sarebbe stata di rimando.
Se la domanda avesse chiesto Vi sono casi di illecito sportivo?
La mia risposta sarebbe stata: sì ci sono e la giustizia sportiva ogni settimana le sanziona.
Se ve ne sono che non diventano oggetto di valutazione della giustizia sportiva è semplicemente perchè troppo spesso siamo educati ad aspettare che siano gli altri a prendere la responsabilità di denunciare e, pertanto, di dimostrare di fronte ad una corte di avvocati, la gravità delle proprie affermazioni.
Una cosa è scrivere cose imbecilli e mediocri su siti che garantiscono l'anonimato. Tutt'altra cosa è correre il rischio di essere sanzionati per diffamazione per cose non provabili che attingono più alle leggende metropolitane che alla realtà di quanto accade.
Allora adoperiamo i condizionali e lasciamo che queste suggestioni negative contagino, come una malattia, scuole come la Sua, basandoci sui "si dice, si mormora".
Ma quale genitore direbbe ad un figlio non andare a visitare Napoli, Londra, New york, perchè "si dice, si mormora", che ci sia la delinquenza? Sarebbe un educatore senza senso che creerebbe inutili apprensioni e fobie nel proprio figlio, non pensa?
Sicuramente in quelle città vi è la delinquenza, ma vi è anche la polizia e, glie lo assicuro, io viaggio continuamente in ogni parte del mondo ed ho trovato sempre fantastici posti da visitare con persone meravigliose.
E sa perchè mi succede questo: perchè è ciò che mi aspetto in fondo al cuore.
E' ciò che il mio cervello, guidato dal subconscio, cerca nel mondo, in quanto mi sono educato, giorno dopo giorno, con l'aiuto dei grandi pensatori del passato e del presente, a scartare i pensieri mediocri di lagnanza inutile su un mondo sbagliato.
Il mondo è come il bicchiere mezzo. Dipende da chi lo guarda.
Lei continua scrivendo "Ho saputo di atleti campioni che, in seguito a questi fatti, hanno perso il controllo delle proprie azioni e ottenuto multe ed espulsioni per mesi.
Ho letto di attacchi alla Sua persona e critiche pesanti nei confronti della Federazione".
Non so di quali campioni Lei parli, ma mi consenta di darle la mia modesta opinione, il mio punto di vista.
Se un'atleta perde il controllo delle proprie azioni per un risultato non condiviso al punto di avere sanzioni per mesi (il che significa che ha fatto cose gravissime) non è un campione. Forse è un bravo ballerino, magari un ottimo artista, ma non un campione dello sport. Nello sport è semplicemente un maleducato da punire sperando nel valore educativo della sanzione.
I campioni dello sport devono conoscere le norme del fair play, devono essere educati al fatto che la sconfitta è uno stimolo a fare meglio in futuro.
Gli isterismi da prima donna, laddove avvengano, non sono per gli sportivi (non a caso si parla nella lingua italiana di avere un atteggiamento sportivo nell'imparare a prendere con filosofia la vita) ma per altre categorie di persone che qui non ci interessa descrivere.
Nel merito degli attacchi alla mia persona li ritengo normali.
Io sono a capo - democraticamente eletto - di una comunità di centinaia di migliaia di persone (fors'anche un milione se si considerano i parenti di tutti gli iscritti) per cui il fatto che qualcuno, usando gli straordinari mezzi della tecnologia, nascosto dietro un vero o presunto anonimato, mi attacchi o mi insulti, fa parte del gioco, non pensa?
Io da dieci anni celebro assemblee con migliaia di persone. Non mi è mai capitato di essere contestato. Di avere avuto discussioni, anche accese, sicuramente sì ma contestazioni incivili o attacchi non li ho mai visti.
Siamo in democrazia ed ognuno deve potere pensare e dire e scrivere ciò che ritiene più opportuno.
Ricordando che esiste un codice penale che punisce le ingiurie, le offese, la diffamazione.
Ma dopo dieci anni ho compreso che più che il codice penale per perseguire gli imbecilli serve il Vangelo, perdonandoli perchè non sanno ciò che dicono e scrivono.
Mi consenta di concordare sulla conclusione della Sua bella lettera.
Solo l'educazione può consentire agli atleti di vedere dalla giusta prospettiva la disciplina che amano.
Che sicuramente, come tutti gli sport, necessita di sacrifici, finanziari e fisici, ma che alimenta quella "gioia nello sforzo" che è valore importantissimo, alla base della Carta Olimpica.
Che lascerà agli atleti, anche quando non lo saranno più, e saranno semplici cittadini, padri e madri, la consapevolezza che con obiettivi chiari, lavoro e dedizione si raggiungono le vette più alte del successo.
Troppo spesso, purtroppo, gli atleti sono stati educati soltanto ad adattare "soma" il corpo, lasciando "psiche" trascurata.
Ottime macchine per muovere il proprio corpo a tempo di musica ma assolutamente inadeguati ad essere considerati sportivi, atleti. Per cui sono fragili psicologicamente, coccolati da maestri e genitori che li vedono e li convincono di essere sempre i migliori anche quando non lo sono.
Negli ultimi tempi una coppia di atleti di grande rilievo mi ha detto piagnucolando "ci dimettiamo per potere ballare dove siamo convinti che avremo risultati migliori". Ottimo, tanti auguri.
Allora mi è sovvenuta quella storiella che narra di un filosofo che, alle porte di una città, meditava ed offriva informazioni ai viandanti in arrivo.
"Come è questa città" gli chiedevano i turisti in arrivo.
"Da dove arrivate?" rispondeva il filosofo.
"Da Napoli (ovviamente il nome della città usato è per puro esempio)" dicevano loro presi in contropiede
"Come era Napoli?" li interrogava il filosofo.
"Uno schifo, c'era l'immondizia, la criminalità... un disastro" rispondevano
"Il mio consiglio è di andarvene, qui è lo stesso" sentenziava il saggio.
Arrivando un'altra coppia di turisti, alla stessa domande iniziali, rispondevano "Arriviamo da Napoli, la città è meravigliosa, abbiamo visto piazza del Plebiscito, il golfo, abbiamo gustato caffè e pizze meravigliosi";
sorprendentemente il filosofo consigliava loro: "entrate, la città è bella. Andate a vedere il duomo, la torre sulla collina e non scordate di provare le specialità del posto".
Il mondo è come noi ce lo aspettiamo. E noi ce lo aspettiamo per come siamo stati educati ad aspettarcelo.
Se ci hanno detto che è tutto uno schifo aderiremo a quel giudizio.
Si ci hanno detto che è un posto meraviglioso diverrà la stessa cosa per noi.
Lei è un'educatrice ed una persona sensibile. Non dimentichi che dal latino la parola educare indica e-ducere, estrarre, lasciare emergere il buono che c'è dentro di noi.
Io non sono il preside di una scuola ma un semplice appassionato della danza sportiva che amici ed estimatori, democraticamente, hanno eletto alla guida del movimento, quasi dieci anni fa.
In dieci anni qualcosa abbiamo fatto, molto resta da fare. Ma la cosa più importante, come abbiamo iniziato al Dancesportmeeting, è proporre schemi educativi basati sui valori forti dello sport.
Forse, come qualcuno dice, un illusionista. Io preferisco un innamorato della danza sportiva.
Per me il discorso più saggio, importante e motivante che abbia mai letto è quello di Winston Churchill che esortava laureandi che si affacciavano al mondo del lavoro dicendo loro "Never never never never never give up", Mai, mai mai mai mai arrendersi!
Spero, in queste poche righe estive, di avere offerto, a Lei ed ai lettori del nostro sito, qualche stimolo per portare fuori dai periodi bui la bella scuola di 500 atleti che con passione e capacità ha saputo creare.
AugurandoLe vacanze ristoratrici ed una stagione in prossimo avvio piena di successi e soddisfazioni,
ringraziandoLa per l'occasione di fare questa riflessione,
cordialmente La saluto.
Ferruccio GalvagnoPresidente Federale
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Ultimo aggiornamento ( martedì 27 luglio 2010 )
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