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L'obesità in età evolutiva
venerdì 25 gennaio 2008
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Nei paesi occidentale l'obesità infantile è il disturbo nutrizionale più diffuso. Secondo recenti ricerche statistiche il 13-15% dei bambini italiani è da ritenersi obeso; questa percentuale sfiora il 35% nell'Italia centro-sud, un dato tra i più alti in Europa.

 

Questo disturbo da una parte è di natura ereditaria (un bambino con un genitore obeso ha una probabilità pari al 72% di diventare un adulto obeso), dall'altra è causato da fattori ambientali. I fattori ambientali si identificano soprattutto con con quelli nutrizionali e comportamentali, condizionati a loro volta da altri fattori (socio-economici, culturali, stili di vita personali e familiari, sedentarietà, iponutrizione materna grave durante la gestazione, ecc.) tra i quali è difficile identificarne uno come indipendente. Poco si conosce degli aspetti genetici dell'obesità.

 

L'obesità in età pediatrica è una condizione a rischio poiché conduce ad una moltiplicazione abnorme e permanente delle cellule adipose: fondamentale è la cura dell'obesità nell'età evolutiva non solo per i danni psichici e fisici che essa può provocare ma anche, e soprattutto, per le complicanze mediche che può determinare: rappresenta un fattore di rischio per la salute (diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari, ecc.) e riduce le aspettative di vita.

 

E' necessario quindi intervenire subito sul bambino con eccesso ponderale tenendo conto delle specifiche esigenze nutrizionali dettate dall'intenso accrescimento dell'età evolutiva. Una dieta ipocalorica incongrua potrebbe essere deleteria per un organismo in crescita; è necessario un approccio dietetico che assicuri una bilanciata assunzione di tutti i nutrienti essenziali.

 

Prima di affrontare una dieta ipocalorica è quindi necessario in primo luogo rivolgersi ad uno Specialista in Scienze dell'Alimentazione evitando diete autoprescritte. La dieta ipocalorica è un atto medico che deve essere personalizzato e supportato dall'individuazione della struttura comportamentale del paziente. Il coinvolgimento diretto della famiglia è necessario per il successo della terapia e, nello stesso tempo, gli stessi componenti della famiglia possono trarne dei vantaggi: un bambino obeso nella maggioranza dei casi arriva da una famiglia con scorrette abitudini alimentari.

 

Una dieta ricca di grassi associata ad uno stile di vita sedentario, ossia un eccessivo apporto di energia rispetto alla spesa energetica, sono fattori determinanti nell'insorgenza di obesità nel bambino.

 

Per quanto detto assume notevole importanza un adeguato livello di attività fisica nella terapia e nella prevenzione dell'obesità nell'età evolutiva, ottenendosi i migliori risultati quando ad essa si associ un adeguato trattamento dietetico. Infatti, aumentando il primo la spesa e riducendo il secondo l'apporto di energia, viene a correggersi teoricamente lo squilibrio del bilancio energetico. L'inserimento dell'esercizio fisico è irrinunciabile, limitando le attività sedentarie come la visione della televisione e l'uso del computer.

 

Nella prescrizione di un'attività fisica ad un bambino o ad un adolescente obeso è importante indirizzare la scelta verso quelle più facilmente eseguibili e meglio eccettate.

 

Un criterio importante da rispettare è l'osservanza della progressività nell'esecuzione di un esercizio fisico: l'attività di tipo aerobico (bassa intensità per almeno 30 minuti per 3 volte alla settimana) favorisce la riduzione dell'adiposità utilizzando gli acidi grassi come substrato energetico.

 

L'esercizio fisico comporta, inoltre, una serie di importanti effetti altamente positivi, attinenti anche alla sfera psico-affettiva (miglioramenti di sintomi legati alla depressione, miglioramento dell'umore, dell'autostima, aumento della socializzazione con i coetanei).

 


 

Dott.ssa Serena Bria

Commissione Medica della Federazione Italiana Danza Sportiva Ambulatorio e Centro Studi di Medicina dello Sport - Università Cattolica del Sacro Cuore - Policlinico Agostino Gemelli - Roma

  

 
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